I Vigneti

La coltivazione della vite sul territorio dell’Unione ha da sempre contribuito alla economia agricola locale. Generalmente il vino si consumava durante i pasti con parsimonia e in occasioni particolari (feste, matrimoni, ecc.). Quando alla fine del secolo scorso, con l'avvento delle prime industrie tessili ed estrattive cominciarono a circolare più soldi, si diffusero le osterie. Secondo la credenza popolare si asseriva che il vino faceva bene alla salute, produceva più sangue e rendeva robusti, tanto e vero che anche i bambini iniziavano a bere qualche bicchiere di vino molto presto. Ci troviamo di fronte ad un tipo di coltura prevalentemente familiare. La vite nel passato era assai diffusa e, pur essendo praticata principalmente per autoconsumo, rappresentava una considerevole risorsa poiché il vino prodotto era il solo che si potesse consumare e poteva anche servire in caso di necessità per saldare debiti e ipoteche. Il vino prodotto aveva da un anno all'altro caratteristiche diverse poiché si faceva vinificare l'uva senza correggere i difetti con interventi chimici o biologici (per aumentare il tasso zuccherino o diminuire l'acidità del mosto). Il grado alcoolico poteva comunque raggiungere in certe annate 10° - 12°. Tra i vitigni più antichi si devono assolutamente citare il Nebbiolo ed il Doux d’Henry, già conosciuti nel 1200.

A partire dagli anni 80 poi la produzione locale si è concentrata sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e questo processo ha portato alla creazione, nel 1996, della zona del Pinerolese doc che comprende anche i comuni di Angrogna, Bibiana, Bobbio Pellice, Bricherasio, Luserna San Giovanni, Lusernetta, Prarostino, Roletto, Rorà, San Pietro Val Lemina, San Secondo di Pinerolo, Torre Pellice, Villar Pellice.

Il Pinerolese doc riguarda i seguenti vini “Pinerolese” rosso “Pinerolese” rosato “Pinerolese” Barbera “Pinerolese” Bonarda “Pinerolese” Freisa “Pinerolese” Dolcetto “Pinerolese” Doux d’Henry “Pinerolese” Ramie.

In questi due comuni sono localizzati i vigneti di maggior estensione soprattutto nelle località collinari del comune di Bricherasio e nelle zone pianeggianti del comune di Bibiana. La zona risulta particolarmente vocata per questa cultura data la quota compresa tra i 400 e gli 850 metri e il microclima particolarmente sfavorevole ai patogeni della vite.  

Si tratta per lo più di vigneti tradizionali plurivarietali, con una grande ricchezza di vitigni minori primo tra tutti il già citato Doux d’Henry insieme al Neiret Pinerolese, la Neretta Cuneese, Neretto duro e Malvasia bianca.

Il settore viticolo, anche per la maggiore longevità degli impianti, ha mantenuto maggiormente le caratteristiche tradizionali quali l’uso di forme di allevamento peculiari come la pergoletta doppia e l’archetto pinerolese e l’impiego di pali di castagno. E’ divenuto ormai sporadico l’uso di piantare delle rose a ridosso delle testate dei filari, sicuramente pregevole dal punto di vista paesaggistico, ma che in realtà ha delle ragioni tecniche. La maggior sensibilità all’oidio della rosa segnalava la pericolosità di questa malattia per la vite, orientando il viticoltore nella gestione dei trattamenti fitosanitari.

La coltivazione della vite in questi territori ha radici molto lontane. Già nei documenti delle Castellanie di Miradolo e San Secondo, risalenti al XII secolo, si trovano riferimenti alla viticoltura, come principale fonte di reddito per l'area collinare di Prarostino. Nonostante la riduzione delle superfici a vigneto, ancora oggi la viticoltura è una risorsa importante per Prarostino. La favorevole esposizione a sud-est della Conca Verde che scende verso San Secondo determina un microclima ideale per la vite che permette di ottenere uve di elevata qualità. Nei tradizionali vigneti plurivarietali, sono presenti diversi vitigni, dai più classici piemontesi (Barbera, Bonarda, Freisa) a quelli rari autoctoni, come Doux d'Henry, Neiret Pinerolese (Chatus), Avarengo. I vigneti sono presenti sui versanti collinari esposti a sud-est, ideali per la vite e per favorire l'elevata qualità delle uve, ma, al tempo stesso, difficili da coltivare. Le pendenze ostacolano la meccanizzazione, gran parte del lavoro è ancora gravato dalla fatica dell'uomo, gli appezzamenti sono di piccole dimensioni a causa della frammentazione fondiaria. Solo la dedizione, la professionalità e la passione degli agricoltori locali per la viticoltura permettono a questo settore di sopravvivere su queste colline, con i conseguenti vantaggi per l'assetto idrogeologico e paesaggistico.

Tra le forme di allevamento tradizionali ricordiamo la "taragna pinerolese". La vite veniva potata a controspalliera (forma appiattita lungo il filare); i capi a frutto, piegati ad archetto, e la vegetazione erano sostenuti da pertiche orizzontali che collegavano i pali lungo la fila. Il tutto era realizzato in legno di castagno, specie molto diffusa nei boschi locali e particolarmente adatta in quanto l'elevata presenza di tannini garantiva la lunga durata dei pali. Oggi le pertiche in legno sono state sostituite da fili metallici, ma, proprio a Prarostino, è ancora possibile osservare molti vigneti impostati secondo il sistema tradizionale.

Un'altra forma di allevamento tipica delle colline prarostinesi è la pergola unilaterale. Sui pali, ad un'altezza di circa 1,5 m, vengono fissate delle traversine orizzontali, perpendicolari alla direzione del filare e dirette verso valle. All'estremità di queste è fissato un filo metallico. I due tralci produttivi, spesso intrecciati, partono dal ceppo e vengono piegati orizzontalmente e legati alle estremità sul filo. Questa forma, in cui la vegetazione è rivolta verso valle, consente un'ottimale ricezione della luce nei versanti collinari.

Questo piccolo, originale museo, inaugurato il 5 ottobre 1986 si trova nel capoluogo San Bartolomeo a Prarostino ed è stato realizzato dall'Amministrazione Comunale di Prarostino e dalla Comunità Montana Pinerolese Pedemontano. Pur nelle sue ridotte dimensioni, ma in un ambiente originale e suggestivo, il museo illustra attraverso gli oggetti, le attrezzature ed i materiali usati da secoli, la dura vita, ma anche l'ingegnosità dei viticoltori della zona pedemontana piemontese. Fotografie, disegni e quadri sinottici completano l'arredo ed aiutano a capire. Esaminando in senso orario, gli oggetti esposti, si segue un percorso ideale che illustra il ciclo di lavorazione della vite: dal dissodamento della terra, all'innesto, alla potatura fino alla raccolta dell'uva. La seconda sezione illustra la vinificazione e la successiva conservazione del vino. Tutti gli oggetti sono rigorosamente originali e sono stati raccolti presso donatori volontari di Prarostino e della ex Comunità Montana Pinerolese Pedemontano.

 

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